Le radici della diffidenza

Maurizio Buratti, Mauro, a conoscerlo così come si presentava, non era una persona che mi sarebbe piaciuto conoscere. Alla notizia della sua morte, lui che girava nei supermercati con la mascherina abbassata con 38 di febbre per “spargere germi”, non ho però pensato neanche per un momento “gli sta bene” oppure “se l’è meritata” o ancora “se l’è cercata”. Non ho provato un sottile godimento da vaccinata. Non è un punto a favore di nessuno: con la morte di Mauro perdiamo tutti.
La verità è che ho provato una gran pena per lui. Ma mi ha fatto anche arrabbiare. Sì, ho provato rabbia, mista a impotenza e irritazione.
Perché più che il virus, lo ha ucciso l’ignoranza. E questo non è tollerabile, al giorno d’oggi.
In tutta questa brutta storia senza lieto fine (che invece c’è nella storia della donna incinta che non vaccinata per scelta, ricoverata all’ospedale di Borgo Trento in condizioni critiche, intubata: i medici hanno salvato la sua piccola, che è stata fatta nascere con urgenza ed è viva) una domanda da farsi (tutti) c’è.
Perché Mauro è solo un esempio, o meglio un esemplare, di una platea di persone tutte diverse e con storie diverse, ma che sono tutte accomunate dallo stesso denominatore: una inflessibile convinzione su tutta la faccenda COVID, in particolare sui vaccini, che deriva non dalla conoscenza e dalla pertinenza in materia, bensì dall’ignoranza e dal dubbio onnipresente.
Perché chi non ha qualifiche ha l’inspiegabile presunzione di saperne di più di un medico, di un virologo, di un ricercatore?
E quindi: dove affonda le sue radici l’ignoranza, dove affonda le sue radici la diffidenza?
Proviamo a chiedercelo, proviamo a dare un perché: andiamoci a fondo.
1. Fu Ippocrate
Non ci fidiamo della medicina e dei medici. Perché? Ci sono varie risposte, e ci sono varie esperienze personali. Ma, in generale (anche se fare discorsi generalisti è sempre pericoloso, perché non saranno mai esatti) proviamo ad allargare l’obiettivo del telescopio temporale: per quale motivo dopo aver sconfitto malattie, dopo aver creato vaccini, dopo aver curato ciò che prima uccideva (si moriva per molto meno di una polmonite bilaterale solamente cent’anni fa) non ci affidiamo più alla medicina? Perché diffidiamo? Ci sono cattivi medici, è vero; forse tutti in casa abbiamo qualcosa da raccontare a riguardo. Ma non ci sono solo cattivi medici. La maggior parte, per fortuna, sono persone che sacrificano la loro vita per curare il prossimo al meglio delle loro capacità e possibilità. L’ultimo, Raffaele Sebastiani, medico chirurgo di 61 anni del Policlinico che il 22 dicembre è morto d’infarto dopo 12 ore di sala operatoria. Persone che, come lui, lavorano con turni assurdi anche a Natale o a Pasqua. Per non parlare del rischio sempre presente di pungersi o tagliarsi in sala operatoria e magari prendersi l’epatite C o l’HIV. Può succedere, è già successo. Quanti di loro racconterebbero frottole sul vaccino e per cosa?
2. La ricerca
Che idea abbiamo dei ricercatori? Topi da laboratorio chini sulle provette, in uno scantinato dove li tengono legati con le catene, costretti a tacere su segreti spaventosi e a “cucinare”… ah no, quella era l’ultima stagione di Breaking Bad, scusate.
3. Il potere
Le multinazionali (esattamente come la piccola aziendina) hanno un solo scopo: il lucro. Soldi. Gua-da-gna-re.
La domanda è: lo scopo di lucro esclude uno scopo di bene? Sempre e comunque? Ci vendono shampoo “naturali”, poi leggiamo l’etichetta e scopriamo che c’è sì la papaia biologica ma con essa ci sono anche vari PEG, siliconi, eccetera eccetera. Tutto vero: si inganna e si omette di fronte al Dio Denaro. Si gioca con l’ignoranza della gente. Nessuno dirà, “non lo vendo perché non fa bene” (anche perché gli scaffali dei supermercati – e le nostre dispense a casa – si svuoterebbero).
Ma restiamo in tema, non andiamo troppo fuori binario sennò ci allontaniamo dall’obiettivo, ovvero capire perché siamo così dubbiosi e scettici nei confronti dei vaccini che ci proteggono dal COVID: pensiamo davvero che il paragone tra lo shampoo alla papaia e l’efficacia del vaccino e i suoi limitati rischi regga?
4. La teoria del complotto
Non sappiamo cosa c’è dentro al vaccino; il prof X che era candidato al Nobel dice che; siamo tutte cavie; ci vogliono rendere sterili, non è un vaccino è un siero; i reietti denigrati dal quarto potere sono invece dei profeti che parlano su Facebook, Gesù è su YouTube; non sanno neanche loro gli effetti a lungo termine (loro chi? Il sistema? il vecchio paperone in completo nero e cravatta seduto in un attico alla Trump che comanda il mondo con uno schiocco di dita, con la sua mano inanellata con lo stemma di qualche setta-ordine segreto-loggia massonica?).
Tutti ottimi spunti per un romanzo o un film, e infatti ne sono stati scritti e girati molti. Da “Io sono leggenda” in poi, sono molte le pellicole che ispirano la nostra idea sulla fanta-scienza che ci circonda.
Ma non è colpa di Hollywood se non sappiamo neanche come è fatta la tavola degli elementi e pretendiamo con una certa saccenza, detentori della Verità, di saperne più di un virologo.
Non è colpa di Will Smith se pensiamo di avere la verità in tasca.
5. Dubito ergo sum
Il passato e il presente è continuamente messo in discussione. I lager nazisti non sono mai esistiti e l’uomo non è mai andato sulla luna. Una continua caccia alle streghe che ci elegge tutti a giudici. E questo ci porta direttamente al prossimo punto.
6. È la notizia, baby
Facciamo mea culpa. Tutta questa confusione è generata anche da parte di chi comunica: il giornalismo, e mi dispiace dirlo, è diventato egocentrico, narcisista e autoreferenziale. E no, non siamo sul set de “Il caso Spotlight”.
Ma questo ragionamento a cosa serve? Perché, Anna, non vai a farti i capelli che domani è San Silvestro invece di essere qui a scrivere da un’ora questa cosa che nessuno leggerà?
Spero a renderci conto che nessuno è perfetto, c’è stato, c’è e ci sarà chi mette il guadagno davanti a tutto, la scienza stessa è imperfetta, è per definizione dubbio e una continua ricerca e soprattutto non è una religione; per mettere in dubbio il dubbio. Anche un virus può provocare danni a lungo termine sulle persone – più di un vaccino. E che è vero, il male esiste. Ma esiste anche il bene.
E che non è ciò che sappiamo, ma ciò che crediamo di sapere, a fare la differenza.
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